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Bisogni Educativi Speciali (BES): cosa sono i BES?

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Chi sono i bambini con BES?

I bambini con BES, ovvero con Bisogni Educativi Speciali, sono tutti quegli alunni che manifestano l’esigenza di un approccio individualizzato e specifico nella definizione del proprio percorso formativo.

All’interno di un mosaico educativo sempre più diversificato, il tema dei Bisogni Educativi Speciali è diventato il fulcro per le politiche di inclusione in Europa e non solo.

Al fine di rispondere alle diverse esigenze formative e alle richieste di apprendimento riscontrate nel contesto scolastico italiano, il MIUR ha introdotto la direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 intitolata Strumenti d’intervento per alunni con Bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale per l’inclusione scolastica.

L’obiettivo è quello di adottare una prospettiva educativa che non si basi esclusivamente su una certificazione di disabilità, ma di supportare ciascun alunno che, con continuità o per determinati periodi, può esprimere Bisogni Educativi Speciali connessi a condizioni fisiche, biologiche, psicologiche o sociali.

In questa prospettiva, le scuole devono essere pronte a rispondere in modo adeguato e personalizzato alle difficoltà di apprendimento che gli alunni possono incontrare lungo il percorso scolastico.

Se il tuo obiettivo è saperne di più sui BES, continua a leggere l’articolo!

In questo modo potrai scoprire:

  • cosa sono i BES
  • qual è la differenza tra BES e DSA
  • in che modo il sistema di istruzione italiano interviene per favorire l’inclusione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali nelle scuole.

Cosa sono i Bisogni Educativi Speciali?

Che cosa si intende con Bisogni Educativi Speciali?

I Bisogni Educativi Speciali (BES) si possono definire come un insieme di esigenze educative specifiche che alcuni alunni possono manifestare durante il proprio percorso didattico.

Queste esigenze possono essere il risultato di diverse condizioni, come difficoltà di apprendimento, disabilità fisiche o intellettive, o sfide legate al contesto socioeconomico e culturale.

La filosofia alla base del concetto di BES è quella di riconoscere e accogliere la diversità come parte integrante del processo educativo, assicurando che ciascun alunno abbia le stesse opportunità di apprendimento e sviluppo. Questo, nella pratica, si traduce nella necessità di adattare l’ambiente scolastico, i metodi di insegnamento e le risorse didattiche alle esigenze individuali di ciascun alunno con BES, permettendo loro di raggiungere il proprio potenziale accademico e personale.

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BES: quali sono?

Quali sono le tre grandi sottocategorie dei BES?

La direttiva ministeriale del 27 dicembre 2012 ha segnato un passo importante nella definizione dei Bisogni Educativi Speciali (BES), delineando tre sottocategorie principali che il MIUR riconosce come aree chiave per l’attenzione e l’intervento educativo:

  • Disabilità generale
  • Disturbi Evolutivi Specifici
  • Svantaggi socioeconomici, linguistico e culturale


Ogni categoria è supportata da un insieme di normative che forniscono una cornice per gli interventi educativi; la sfida per il sistema educativo è quella di personalizzare l’istruzione per rispondere alle esigenze di tutti gli studenti, creando un ambiente inclusivo che valorizzi la diversità e promuova l’equità.

Disabilità generale

Gli alunni con disabilità presentano una gamma di esigenze educative che richiedono interventi mirati. Ad esempio, un bambino con sindrome di Down potrebbe necessitare di supporti didattici aggiuntivi e tempi di apprendimento più flessibili per raggiungere gli obiettivi di apprendimento.

La Legge 104/1992 rappresenta un pilastro fondamentale per i diritti degli alunni con disabilità, assicurando l’accesso a risorse e supporti adeguati. Un caso concreto di applicazione di questa legge è l’assegnazione di un assistente alla comunicazione per un alunno non udente, facilitando così la sua partecipazione attiva in classe.

Nel viaggio verso un’educazione accessibile e inclusiva, il PEIPiano Educativo Individualizzato – rappresenta una tappa cruciale. Questo documento programmatico, fondamentale per la crescita formativa degli alunni con disabilità, agisce come un ponte che collega le esigenze individuali degli studenti alle risorse educative disponibili.

Il PEI si basa su una valutazione approfondita delle capacità e delle necessità dello studente, con l’obiettivo di fornire un percorso didattico personalizzato che promuova al massimo il suo sviluppo e apprendimento. Redatto dal Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione (GLO), il PEI coordina gli interventi educativi e didattici, gli strumenti e le attività di settore, e i criteri di valutazione, assicurando che ogni studente con disabilità possa esprimere il proprio potenziale in un ambiente accogliente e stimolante.

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Disturbi Evolutivi Specifici

I Disturbi Evolutivi Specifici (DES) rappresentano una sfida significativa per molti alunni, che si manifesta attraverso una varietà di difficoltà nell’apprendimento.

Tra questi, i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) come la dislessia, la discalculia, la disortografia e la disgrafia, nonché disturbi come il Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD), richiedono un’attenzione particolare per garantire che ogni studente possa raggiungere il successo accademico.

La risposta normativa italiana a questa sfida è incarnata nella Legge 170/2010, che riconosce i DSA e stabilisce i diritti degli studenti affetti da questi disturbi, assicurando loro l’accesso a metodi di insegnamento e valutazione adeguati. Questa legge enfatizza l’importanza di un approccio educativo personalizzato, che si concretizza nel Piano Didattico Personalizzato (PDP).

Il PDP è un documento fondamentale che delinea le strategie e gli strumenti specifici per supportare l’apprendimento degli studenti con DES. Attraverso il PDP, gli insegnanti possono adattare il materiale didattico e le metodologie di insegnamento per soddisfare le esigenze individuali, permettendo agli studenti di superare le barriere all’apprendimento e di esprimere pienamente il loro potenziale.

Difficoltà legate a fattori socioeconomici, linguistici e/o culturali

Nel panorama educativo, i Bisogni Educativi Speciali (BES) comprendono una varietà di sfide che gli alunni possono riscontrare. Tra queste, le difficoltà legate a fattori socioeconomici, linguistici e culturali assumono un’importanza crescente, soprattutto in considerazione del numero sempre maggiore di studenti stranieri nelle scuole italiane.

Gli studenti appartenenti a minoranze, provenienti da contesti familiari svantaggiati o con problematiche sociali, possono affrontare ostacoli significativi nel loro percorso educativo.

In particolare, gli alunni immigrati si trovano spesso a dover superare barriere linguistiche e a adattarsi a una nuova cultura, situazioni che possono influenzare profondamente il loro apprendimento e integrazione.

La normativa italiana, attraverso la Legge 104/1992 e la Legge 170/2010, fornisce un quadro di riferimento per la tutela degli alunni con disabilità e DSA. In aggiunta, la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 offre linee guida per l’intervento educativo e l’organizzazione dell’inclusione scolastica, enfatizzando la necessità di un approccio personalizzato anche per gli alunni con difficoltà legate a fattori socioeconomici, linguistici e/o culturali.

Per gli studenti stranieri, infatti, la sfida non si limita alla semplice acquisizione della lingua italiana parlata, ma si estende alla comprensione, certamente più complessa, dei testi scritti.
Pertanto, è essenziale valutare i BES tenendo conto delle caratteristiche individuali di ciascun alunno, come la lingua d’origine, le capacità cognitive, l’età, per garantire un supporto educativo efficace e inclusivo.

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Qual è la differenza tra BES e DSA?

I BES sono un concetto più ampio che include i DSA, ma non si limita a essi.

I DSA, identificabili attraverso diagnosi specifiche come dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia, incidono direttamente sull’apprendimento. La normativa vigente, in particolare la Legge 170/2010, garantisce agli studenti con DSA l’accesso a strumenti compensativi e misure dispensative per facilitare il loro percorso formativo.

Diversamente, i BES possono emergere da situazioni non strettamente legate a diagnosi di disturbo, quali barriere linguistiche o svantaggi economici, richiedendo interventi educativi personalizzati e talvolta prolungati. La Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 ha ampliato la definizione di BES per includere qualsiasi studente che necessiti di attenzioni speciali, estendendo così il raggio d’azione delle politiche di supporto educativo.

I Bisogni Educativi Speciali (BES) e i Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA) sono, dunque, due concetti distinti che si intersecano nel contesto educativo.

Immaginiamo due studenti: uno con DSA e l’altro con BES non-DSA.

Marco ha un DSA, specificatamente la dislessia. Questo significa che ha una difficoltà diagnosticabile e persistente nella lettura e nella scrittura, nonostante un’intelligenza nella norma. Marco beneficia di misure come tempo aggiuntivo nelle prove e l’utilizzo di software di lettura testuale.

Sofia, d’altra parte, è una studentessa con BES non-DSA. Lei proviene da una famiglia dove non si parla italiano e sta ancora imparando la lingua. Le sue difficoltà non sono dovute a un disturbo dell’apprendimento, piuttosto da barriere linguistiche e culturali.
Per lei, un supporto didattico personalizzato, come corsi di italiano L2 e materiali adattati, può fare la differenza.

In questo modo, mentre Marco ha bisogno di supporti specifici per i suoi DSA, Sofia necessita di un tipo di aiuto diverso per superare gli ostacoli legati al suo contesto socioculturale. Entrambi hanno BES, ma le loro esigenze e i supporti richiesti sono differenti.

In definitiva, i DSA rappresentano una sfida specifica nell’ambito dell’apprendimento, mentre i BES si estendono a un insieme più vasto di esigenze educative, influenzando diversamente il rendimento scolastico degli studenti.

Bisogni Educativi Speciali e inclusione nelle scuole

L’obiettivo dell’inclusione scolastica per gli alunni con BES è un caposaldo del sistema educativo contemporaneo.

Per realizzarlo, è essenziale implementare strategie didattiche su misura, come il Piano Didattico Personalizzato (PDP), e assicurare una formazione continua e mirata per il personale docente.

Un approccio inclusivo è cruciale per offrire a ogni studente le opportunità di apprendimento più congrue con le proprie necessità, promuovendo equità e partecipazione attiva nell’ambiente scolastico.

La formazione degli insegnanti è fondamentale per gestire efficacemente i BES.

Il corpo docenti deve essere in grado di:

  • Identificare i BES: riconoscere le variegate esigenze educative degli alunni, che possono spaziare da disabilità e DSA a difficoltà legate a contesti socioeconomici, linguistici o culturali.
  • Adattare la Didattica: personalizzare l’approccio didattico per rispondere alle specificità di ogni studente, impiegando strumenti compensativi e metodologie inclusive.
  • Collaborare con Specialisti: interagire con psicologi, logopedisti e altri professionisti per sviluppare un piano educativo integrato e personalizzato.
  • Formazione Continua: mantenersi aggiornati sulle migliori pratiche educative e sulle innovazioni tecnologiche a supporto dell’inclusione.

Questi elementi sono indispensabili per assicurare che tutti gli studenti, a prescindere dalle loro esigenze, possano fruire di un’istruzione di qualità e partecipare attivamente alla vita scolastica, contribuendo a creare un ambiente accogliente e inclusivo.

La classificazione di un alunno nella categoria BES è determinata dalla scuola, in particolare dal consiglio di classe o dal team di docenti per la scuola primaria, basandosi su documentazione clinica, valutazioni psicopedagogiche e didattiche, e può comportare la stesura di un PDP.

Consideriamo il caso di uno studente, Luca, che manifesta difficoltà nell’apprendimento.

I suoi insegnanti, notando che Luca stenta a seguire le lezioni e a completare i compiti, convocano il consiglio di classe per valutare la situazione.

Se Luca possiede una diagnosi medica, come la dislessia, i genitori possono fornire la documentazione necessaria per classificarlo come studente con BES certificati, dando il via alla redazione di un PDP con strumenti compensativi, misure dispensative e procedure inclusive.

Se, invece, non esiste una diagnosi, ma emergono evidenti segni di difficoltà legate a fattori socioeconomici sfavorevoli, il consiglio di classe può decidere di supportare Luca come studente con BES non certificati, elaborando un PDP con strategie didattiche personalizzate.

In entrambi i casi, la decisione è frutto di una collaborazione tra scuola e famiglia, basata su una valutazione complessiva che include osservazioni degli insegnanti, performance scolastiche e, se presenti, valutazioni cliniche. La scuola si impegna a garantire che ogni studente riceva il supporto necessario per il suo successo educativo.

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